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sabato 30 aprile 2011

Riflessioni alternative sul 1 maggio

dicoccupazione, lavoro, job

Son tempi difficili e strani in cui padri di famiglia perdono il posto di lavoro...

colloquio, lavoro, tette

... e giovani senza esperienza lo trovano...

elefante, merda, lavoro, job

...ma nella maggiorparte dei casi è necessario accontentarsi pur di averlo, un lavoro.


"Arbeit macht frei"
"Il lavoro rende liberi".
Stava scritto all'ingresso del campo di sterminio di Auschwitz ed è la più grande presa per il culo della storia ai danni dei lavoratori, affermazione che ancora oggi mi fa riflettere, nonostante contesti e momenti temporali diversi.

Quanto del nostro lavoro o delle tasse che paghiamo crea benessere a noi e quanto ad altri che sul nostro lavoro e sulle nostre tasse lucrano?
A volte c'è ancora troppa sproporzione su un pianeta dove le multinazionali dei paesi cosiddetti civilizzati sfruttano le risorse dei paesi poveri senza alterarne positivamente la condizione sociale, o dove i tributi che paghiamo finiscono nelle mani delle mafie locali e non si traducono in servizi utili alla comunità.

Perciò il lavoro nobilita, crea sicurezza, competenze e soddisfazione solo dove c'è equilibrio sociale, pace e cooperazione.
In tanti altri casi è ancora schiavitù.

In questi giorni c'è stata discussione sull'opportunità o meno di lavorare, per certe categorie, anche il primo maggio...
Dipende... Vogliamo santificare questo giorno dedicato al VALORE del lavoro o vogliamo utilizzarlo per "guadagnare" ancora un po' di più?
Dipende, appunto, se il lavoro "nobilita" o arricchisce solo in denaro... no?!

Riflessioni sul 1° magglio 2011



lunedì 21 febbraio 2011

Un lunedì di ordinaria follia

Caos Libia, bruciano i palazzi del potere, Gheddafi è scappato, no è qui.
Petrolio, quotazioni in volo. L'effetto Libia travolge i listini.
Sbarchi a Lampedusa, rissa per il cibo.
Iran, manifestazione antiregime.
Terrore a Malpensa, un tunisino con un suv rubato sfonda una vetrata, spari tra la folla.
Milano, pacco bomba in Via Sempione.
Per riavere la salma di Mike 300.000 euro.
Per Wojtyla beato raddoppiano i prezzi degli hotel a Roma.
Estonia, brucia orfanotrofio, dieci bambini morti.
Papi girls, lite in diretta televisiva.
I giardinieri costano troppo,e il sindaco 'assume' 4 capre (a Varese).
Donne scomparse: badante arrestata.
Telecom limiterà la velocità di connessione ad Internet.
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Una buona notizia non l'ho trovata e ancora una volta i titoli dei quotidiani dimostrano che la realtà supera la fantasia, ma sempre in senso negativo.

E così si perpetuano le umane vicende, giorno dopo giorno, tra rivolte che ci inducono ansia, leader africani unti non dal Signore ma dal petrolio, un tempo "amici" ora caduti in disgrazia, forse in fuga? No, è qui... no è scappato... e dove scapperà? Forse in Italia con altre migliaia di suoi connazionali che non sapremo come gestire?
Fosse solo questo! Già immagino come piangerà il mio portafogli domani, quando farò il pieno... fosse per me andrei anche a piedi, che è pure salutare, ma un perverso meccanismo manda quelli di Pavia a lavorare a Mortara e quelli di Mortara a lavorare a Pavia...
Pure le salme si fregano... ma che mondo è diventato? Siamo anche un paese di satanisti e tombaroli?
Ma sui defunti non si finisce di lucrare, anche quando sono beati: Roma santa e ladrona, fulcro della cristianità e dello spreco, non esita ad alzare i prezzi degli alberghi in occasione della cerimonia di beatificazione di papa Wojtyla, prevista per il 1° maggio... i farisei sono tornati nel tempio.
E mentre le pseudo star televisive si accapigliano sulla questione se una papi-girl sia una ragazza intelligentemente determinata o una puttana, alcuni orfani bruciano vivi tra le fiamme di un incendio... vite esordienti e già misere spezzate  da un destino che non ha nulla di cristiano.
Ma capre,badanti e clandestini riscatteranno l'Italia: saranno finalmente padroni quando avranno fatto scempio di noi, anche se non intenzionalmente.
Sempre che resti qualcosa su cui spadroneggiare.
Anche Telecom riduce i consumi... e senza ridurre il canone, dunque...

domenica 13 febbraio 2011

17 Marzo: celebrazione o giorno di vacanza?

tricolore, risorgimento, unità  Il 17 marzo si celebreranno i 150 anni dell'unità d'Italia.
 Ma come ogni cosa italiana, un'occasione irripetibile, se non fra altri decenni, sta andando perduta, soffocata dai "se" e dai "ma".

 Scuole aperte o scuole chiuse? Luoghi di lavoro aperti o chiusi? Chiusura totale, chiusura parziale?
 E molti hanno già consultato il calendario: sarà un giovedì, perciò chi vorrà e chi potrà sarà tentato da un "ponte"...

 Ma tralasciando l'umana debolezza di una gradita giornata priva di impegni lavorativi, ho l'impressione che la scelta tra commemorazione in tono solenne o in tono minore derivi da veleni ben più striscianti.

C'è chi vorrebbe strumentalizzare l'occasione per sottolineare che l'Italia è tutt'altro che unita e che vi sono situazioni e realtà molto diverse tra regione e regione.
E' innegabile, siamo pieni di problemi, dall'occupazione, alla smaltimento dei rifiuti, ai servizi, alla sanità, all'efficienza scolastica... con dati molto diversi da regione e regione, che vanno dall'eccellenza al fanalino di coda.

E c'è anche chi considera il danno economico che una giornata di chiusura di aziende ed esercizi commerciali provocherebbe...
Bhe... credo che chi non farà la spesa giovedì la farà più abbondante il giorno prima e chi deve fermare una catena di lavorazione saprà organizzare il recupero.

Non è questo insomma.
Se l'Italia non è unita come vorremmo, il centocinquantenario potrebbe e dovrebbe essere occasione di riflessione e di riconferma della volontà di far funzionare veramente le cose e di sentirci tutti un solo popolo.
Il Risorgimento è stato una fase storica, forse anche un po' mitizzato, ma ci ha regalato un'unità geografica ed un'identità che era andata perduta nel tempo.

Non l'abbiamo ancora del tutto ritrovata... ragione di più per esprimere la volontà degli Italiani di "risorgere" ancora e questa volta per benino...




giovedì 3 febbraio 2011

Svegliatevi!

Svegliatevi!
Non è, stavolta, la nota pubblicazione dei Testimoni di Geova che ci ci invita ad aprire gli occhi  ma la sveglia del mattino,  che suona sempre più presto per svariati motivi, come spiegato in questo articolo di Repubblica ci vede spesso già attivi in ore antelucane, dopo un riposo sempre più breve.
Da ciò si dedurrebbe che siamo un popolo sveglio, anzi sveglissimo.

Ma forse è il contrario... se dormiamo sempre meno, durante il periodo di veglia saremo sovraffaticati e poco lucidi.
Ed allora si spiegherebbero molte cose perchè quando si è in debito di sonno si limitano le azioni al necessario, tipo lavoro, famiglia, spesa, cucinare, fare pipì e si rimandano gli optional a tempi migliori.

Perciò, la fatica di riflettere e ragionare su eventi un tantino al di fuori dalla nostra sfera di competenza  viene trascurata... con effetti devastanti di cui ci accorgiamo sempre in ritardo, in uno stato di semicoscienza che in parte ci accieca, in parte ci protegge pietosamente.

A me non sembra che siamo tanto svegli... mattutini forse, ma non certo vispi come grilli.
Perchè svegliarsi non significa mettere i piedi giù dal letto quando suona la sveglia, ma qualcosa di più, almeno credo, non so... ho tanto sonno...

Brunetta che dorme
Berlusconi che dorme
svegliatevi


mercoledì 2 febbraio 2011

Escort di sera bel tempo si spera?

Sto rivalutando, e non l'avrei mai detto, alcuni stili di vita che ho sempre deprecato.
Riguardano la condizione femminile ed il suo faticoso affermarsi in posizioni di ruolo nella società.
Credo si sia fatta molta confusione ed oggi questa sensazione aumenta.
"Liberare" e valorizzare la donna non può significare solo quello che sembra...

donne, eros
ma anche questo:

donne, donne intelligenti

Ma forse mi illudo che la cultura sia diventata asessuata mentre, probabilmente, il filo conduttore di filosofie di vita e tendenze resta prevalentemente maschile.

Troppo spesso sento ripetere che la donna "siede" sulla propria fortuna, considerazione che esclude a priori il valore non aggiunto, ma preponderante, dell'intelligenza  e di tante altre doti positive femminili.
Se fossimo solo vagine ed oggetti di piacere il cervello non ci servirebbe, anche se alcuni dicono che ce l'abbiamo piccolo.
Può darsi... ma anche molti uomini ce l'hanno piccolo... e non ne facciamo una tragedia.


Mi sono impegnata a conseguire una certa cultura, ad imparare a riflettere con la mia testa e a non farmi schiava di qualcosa o di qualcuno, a raggiungere un'indipendenza economica... ed ora vedo che ho trascurato la parte su cui "siedo" come possibile fonte di emancipazione e guadagno, contro ogni logica attuale corrente.
Avrò sbagliato? Sarei oggi più "arrivata" (ma dove?), più agiata se avessi condiviso maggiormente e generosamente con uomini altrettanto generosi il venerabile oggetto?

Squallor - 'O tiemp se ne va'
La domanda, che resta insoluta per me,  si affaccia forse alla mente di molte giovani ragazze ed il messaggio che passa è ambiguo...

E così il mio pensiero si rifugia in quelle visioni dell'infanzia di una cucina piena di sottane rassicuranti e ciabatte di feltro con tacco zero,  padelle, fornelli, donne angeli del focolare affaccendate e prive di grilli per la testa; nessuna pensava di diventare manager o modella e forse era meglio così perchè, senza inganno, riuscivano ad essere se stesse senza contare troppo le rughe.

casalinghe, vignetta  Ed io che prodotto sono? A metà strada tra il disprezzo per le casalinghe con le ali tarpate  (oggi disperate più che mai), l'ammirazione per le poche donne che hanno inciso ed incidono autenticamente sulla società e davanti allo spettacolo dell'apoteosi della vagina giovane e primitiva?

  Non c'è scampo, credo di appartenere, inesorabilmente alla "middle class", quella squallida via di mezzo che non è nè carne nè pesce, nè ricca nè povera, nè geniale  nè ignorante... un'autentica mediocrità.


Scritto da una cara ed intelligente amica



lunedì 31 gennaio 2011

Venti di guerra nel Maghreb

Distratti dalle vicende personali e boccaccesche dei politici nostrani ho l'impressione che non dedichiamo molta attenzione ai venti di guerra che stanno scuotendo alcuni stati africani del Mediterraneo, quelli che siamo abituati a vedere sui depliant turistici come meta di viaggio e di cui solitamente non consideriamo il tipo di governo.
Perchè quando andiamo in vacanza non stiamo a porci molte domande: l'agenzia ci offre proposte allettanti  e noi ci fiondiamo in un villaggio turistico tunisino e al massimo facciamo qualche puntata ai luoghi archeologici o ci immergiamo nei souk del posto per lo shopping di rito.
villaggio turistico, souk
Perciò da parte di molti è solo in questi giorni che  si apprende di una situazione di grave malessere popolare e uno pensa "caspita, l'anno scorso ero là e non lo sapevo, cosa ho rischiato!"

E' un'analisi difficile.
Il regime di Ben Ali in Tunisia è ormai stato rovesciato dai ribelli, il capo di Stato è riparato in Arabia Saudita e contro di lui è stato spiccato un mandato di arresto internazionale dall'Interpol...  ma come, fino a ieri tutto taceva, i più non sapevano nemmeno chi fosse Ben Ali e, improvvisamente, diventa un ricercato eccellente.
Stessa cosa in Egitto, dove la popolazione si sta rivoltando contro il regime di Mubarak e per le strade si combatte una guerriglia tra cittadini e forze dell'Ordine... e pensare che, solo ieri, per non fare un dispetto a Mubarak, persino in Italia si è chiuso un occhio sulla sua presunta nipotina Ruby.

Ma quello che pesa di più, per i due leader africani in difficoltà, è il silenzio delle Casa Bianca... che assiste alle vicende senza una parola in difesa per gli "amici" di qualche settimana fa... perchè c'è da dire che, con tutti i loro limiti, i governi tunisino ed egiziano, pur dispotici e lontanissimi dalla democrazia, erano nella lista dei "buoni" per l'Occidente e in quella dei "cattivi" per gli stati integralisti...  praticamente considerati, da europei ed americani, interlocutori moderati e utili al dialogo con stati molto più rigidi mentre, al contrario, considerati esempi troppo "disinvolti" rispetto alla tradizione per i loro vicini, decisamente  più intransigenti verso aperture ad Occidente.

E i venti di guerra potrebbero non fermarsi qui: non è remota la possibilità che si propaghino in Algeria,  Marocco, Siria, Giordania e... Libia (mon Dieu... come la metteremo con l'amicone Gheddafi? Con che faccia gli volteremo improvvisamente le spalle dopo averlo avuto "gradito" ospite?!).

Ma la politica  ha una coerenza camaleontica e non può tenere conto di certe cortesie.
Hanno mandato via Ben Ali? Stanno facendo pressioni su Mubarak? Benone, sono dei bastardi oppressori e non meritano altro. Li tolleravamo perchè fcevano comodo.
Quanta ipocrisia però c'è nella politica... forse la cosa più autentica della politica è proprio l'ipocrisia.

Comunque... tutto questo discorso per dire che la situazione magrebina ci riguarda molto più da vicino di quanto possiamo pensare e che una sua evoluzione potrebbe portare cambiamenti radicali nell'equilibrio mondiale.

La speranza, silenziosa e non interventista di Europa ed USA, è quella che il desiderio di maggiore libertà dei popoli africani porti ad un cambiamento interpretato come generalmente positivo.

E lo spero anch'io, per quella gente e per noi.

Si parlasse meno di e si praticasse meno il bunga bunga... 


lunedì 10 gennaio 2011

Non lo fo per piacer mio ma per far piacere a...

Ci si chiede come mai la Chiesa punti tanto il dito contro il sesso  ed ipocritamente, al contempo, abbia coperto anomalie e viziosità di tanti suoi "funzionari"...

Difficle rispondere,  specialmente perchè sorge spontanea la domanda sulla reale conoscenza di persone caste, per voto, riguardo alla sfera sessuale.

Il sesso è uno dei cinque bisogni primari, come gli altri irrinunciabili per la sopravvivenza (mangiare, bere, eliminare le scorie, dormire).

Come dire, e per davvero "toglietemi tutto ma non... il mio bicchiere di vino, il mio piatto di pasta, il mio riposino, la mia sc...  ehm... scorpacciata di sesso".
Se togliamo una sola di queste cose l'esito sarà letale. Cibo e acqua mancanti ci faranno defungere, il debito di sonno ci farà sclerare, un tappo nel lato "B" ci farà implodere e l'astinenza da sesso, pur consentendo la sopravvivenza, creerà notevoli squilibri sociali e psicologici. Perchè non è naturale, perchè la Natura, quando ancora c'erano le stagioni... sapeva il fatto suo e ci ha fatto dono dello strumento più prezioso per scongiurare l'estinzione, quello di poter creare la vita.
E siccome il parto è dolore ma i preliminari no, non vedo perchè non vi si possa indulgere, con qualche precauzione per non sovrappopolare il pianeta, senza sensi di colpa indotti.

Presupponendo che il sesso non sia fine a se stesso ma sia anche coinvolgimento sentimentale ed emozione, comunione concreta di una coppia, "sballo" coniugale del sabato sera  molto più sano di una pippata di cocaina nell'anonimo cesso di una discoteca di lusso... è certamente vero che, dopo, mette di buon umore, ci fa stare più in pace con il mondo ed il datore di lavoro, ci rende più tolleranti con i nemici e ci aiuta a sopportare la penuria di soddisfazione riguardo ai bisogni secondari...

Rispolverando il famoso slogan dei Figli dei fiori "Facciamo l'amore, non facciamo la guerra"... pur aborrendo dai jeans strappati, dagli spinelli di maria, dalle comunità, dai rasta e dai pidocchi loro ospiti...  bhe, il messaggio non era poi così peregrino, forse c'è del vero.

In effetti circola voce che chi fa poco sesso sia sempre incazzato ed incline alla rissa verbale e fisica.
Il che fa pensare che molti politici di oggi o fanno poco sesso o, se lo fanno, seguono una certa vecchia filosofia democristiana che si estrinsecava nel "Non lo fo per piacer mio ma per far piacere a Dio".
Poi ci sono le eccezioni, ovviamente, senza le quali... neanche la regola esiste...

mercoledì 5 gennaio 2011

Felicita' fa rima con bestialita'

La felicità è uno stato di grazia che raramente dura a lungo per gli umani, creature troppo complicate e sempre alla ricerca di nuove soddisfazioni, quindi destinate allo stress ed allo scontento.
Non così gli animali, che conservano istinti millenari ed aspirano soprattutto ai bisogni primari, senza prendere troppo in considerazione quelli secondari.
Ecco perchè dovremmo cercare di essere tutti un po' più oche, galline, asini e porcelli, senza sforzarci di somigliare ai superuomini, che sono creature fittizie ed indotte dal desiderio di onnipotenza e, al massimo, sentirci un po' leoni od antilopi... in quell'equilibrio planetario che ci rende a volte cacciatori, a volte preda...  per legge di natura, non di prepotenza politica.
Ed è la natura a creare la democrazia: chi si trova a capo del branco è sempre il miglior  individuo possibile per la salvaguardia del gruppo.
Può darsi che a volte si mangi una porzione più grossa, ma è un privilegio ben giustificato perchè, a necessità, sarà in grado davvero di difendere il branco.
E' evidente che non funziona così per gli umani... o verrebbe da chiedersi come alcuni si siano trovati a gestire dei branchi... ma qui non è la selezione naturale ad agire, bensì una strana e curiosa interazione, tutta umana, che si chiama, in generale, mafia.