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sabato 5 marzo 2011

I demoni mistici e surreali di Saturno Butto'

Saturno Butto' nasce a Portogruaro (VE) nel 1957 e segue un percorso di studi artistico diplomandosi all’Accademia di Belle Arti nel 1980.
E' un pittore veneziano che non dipinge mai Venezia...  ma ciò che ha a che fare con il peccato, mescolando erotismo, iconografia cristiana e inconscie paure che danno vita ad immagini forti, evocatrici di situazioni al limite e atmosfere gotiche.


Saturno Butto'

La Donna è figura dominante e la sua rappresentazione affonda le radici nei riti precristiani,  in cui l'ambiguità tra sacro e profano si manifesta come il piacere di un visionario voyeur   appassionato di culti dionisiaci.

Saturno Butto'

Se esiste il Bene esiste anche il suo contrario, il Male, come l'esistenza di Dio non esclude quella dei demoni...

Saturno Butto'

E sia vverte un'angoscia anche nei confronti del dolore fisico, la paura della malattia e del decadimento che si estrinseca attraverso un rituale esorcistico che ha lo scopo di liberare da paure profonde e primordiali.

Saturno Butto'

Immagini rivisitate di santi e martiri seviziati che suntuosamente, un tempo, venivano esposti al pubblico, al culto delle loro reliquie... immagini terrificanti di una cristianità medioevale.

Saturno Butto'

Forse il tema dell'Amore come demone... che si annida con forza disumana nelle viscere dell'umanità e determina passioni senza confini, dove il termine PASSIONE non manca di evocare il dolore, come nella passione dei martiri.


Saturno Butto'
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Altre opere: clicca sulle icone per ingrandirle

Saturno Butto  Saturno Butto  Saturno Butto
Saturno Butto  Saturno Butto  Saturno Butto


martedì 25 gennaio 2011

Uomini... sempre diversi dalle aspettative!


BELLO e IMPOSSIBILE
 

BRUTTO e POSSIBILE

(perchè la realtà, è vero, supera sempre la fantasia... ma in senso deteriore, sigh)

Gianna

domenica 9 gennaio 2011

Cobra revival

Stanotte, per un inspiegabile  processo mentale rivolto al revival musicale, mi frullava per la testa il tormentone della RETTORE del 1980, COBRA.
E ricanticchiandola mentalmente vi ho riscontrato non poche allusioni lascive.
Ma forse sono io ad essere troppo malizioso.

“Il cobra non è un serpente ma un pensiero frequente,
che diventa indecente, quando vedo te, quando vedo te, quando vedo te”.


Già l’incipit mette in apprensione e insinua un dubbio atroce: se non è un serpente, che caspita può essere il cobra?
Un pensiero indecente! Il sogno di ogni psicologo, di incontrare la mente così perversa di un paroliere, così florida di metafore da analizzare!

“Il cobra non è una biscia, ma un vapore che striscia, con la traccia che lascia dove passi tu, dove passi tu, dove passi tu”.


Sarebbe facile qui alludere a svariate tipologie di perdite che possono lasciare tracce... ma a quanto immagino io i rettili  lasciano bavette di aspetto sgradevole...

“Il cobra col sale se lo mangi fa male, perché non si usa così”.

E certo che non si usa così! Credevo di averle sentite tutte, ma con il sale, no! Per carità!

“Il cobra ha un blasone di pietra e di ottone, è un nobile servo che vive in prigione”.

Pietra ed ottone! Beata lei... nella vita ne capitano di coccio o di pongo... sulla vita in prigione, non c’è dubbio...  anche se ad uscire... bhe... è un lampo! ...anzi, una lampo! Zip, ed è fuori!

“Il cobra si snoda, si gira, mi inchioda, mi chiude la bocca, mi stringe e mi tocca”.

Probabilmente quello del poeta è un cobra esperto in arti orientali... diciamo kamasutriche.
Si contorce, si dimena, lcompare turiddu, scompare Turiddu... sul chiudere la bocca, bhe, soprassediamo.

“Wow! Wow! Il cobra! Ah! Wow! Wow! Il cobra! Ah!”

Queste declamazioni non ammettono commenti... forse un pò di invidia!? Mah.

“Il cobra non è un pitone, ma un gustoso boccone, che diventa canzone, dove passi tu, dove passi tu, dove passi tu”.

Sul finale, dopo tanti osanna, un ritorno alla realtà! Non importa sia un pitone....basta sia  un gustoso boccone! Quanta lascivia...